IL SUICIDIO DOPO UN TRAUMA

Guillaume Valette non ce l’ha fatta. Ha vissuto un trauma di altissimo impatto a cui non è riuscito a sopravvivere: il terrore lo aveva sopraffatto, mentre era presente alla strage del Bataclan. Dopo quella sera ha vissuto mesi di angoscia, fin quando si è impiccato nel novembre del 2017; in questo periodo lo stato francese lo ha riconosciuto come la 91esima vittima di quell’attentato.

Cosa sono i traumi e come incidono nell’individuo?

Per averne idea obbiamo comprendere le fragilità della mente umana. Proprio questa caratteristica costituisce la potenza quanto l’esilità presente in ogni individuo. Accade così che si attraversi una sofferenza di vita e si rimanga coinvolti nel terrore vissuto, senza possibilità di recupero. Qualcosa di irreparabile è avvenuto e l’emotività che ne deriva sarà parte di quell’essere. Vivere un trauma di grande potenza arriva ad eliminare lo stesso desiderio di vivere, cancellando ogni alternativa: talvolta la stessa psicoterapia viene esclusa dalle soluzioni. I motivi possono essere molti. Non è questa la sede.

Il Prima e il Dopo

Si smarrisce il piacere della vita dopo aver vissuto un trauma di questa portata e si crea una barriera tra il Prima ed il Dopo quel momento, successivamente la mente desidera solo assentarsi come volesse sottrarsi a quello che considera una disfatta definitiva, un orrore a cui non potrà reagire.

La reazione della mente

É allora che l’entità psichica si sottrae a tutto e trama/la propria fine, ordita come una salvezza: l’ultima. In questo modo accade che l’individuo senta con tale forza l’inutilità dell’esistenza, della sua in particolare, che si sottragga irrimediabilmente ad essa, andandosene in modo definitivo; in un certo modo “tradito” dalla possibilità di esistere: è certo che gli altri possono essere nemici, prima e più di ogni altra cosa. In quel momento delirante e finale, l’individuo è certo della sua unica soluzione e l’angoscia a cui è certamente giunto continua ad esserne la prova.