IL MOTIVO MENTALE DELLA TOSSICODIPENDENZA

La straordinaria condizione sociale ed individuale della tossicodipendenza è da comprendere in modo altrettanto particolare. Nel senso che se ci affidiamo ad una interpretazione ordinaria, rendiamo impossibile qualunque comprensione. A seguito del servizio de “Le Iene” andato in onda recentemente, è necessario rilevare intanto un grande impegno dei protagonisti della vicenda: in essi si svolge un tratto del dramma che si consuma in una quotidianità sofferta e disincantata, distinta da una straordinaria forza e generosità. Altrettanto è da notare la toccante partecipazione, del giornalista che ha allestito il servizio.

Tossicodipendenza: comprendere il fenomeno

Parlando di dipendenza da sostanze, la prima considerazione necessaria riguarda l’ampiezza del fenomeno e la sua diffusione sociale oramai dilagante e praticamente incontrovertibile, estesa alle fasce distinte dalla massima fragilità, presente nella prima adolescenza.

Cercassimo di comprendere gli effetti tramite una circostanza basata sulla razionalità a cui siamo abituati, avremmo certamente scarsi risultati. Dobbiamo immaginare che ogni aspetto umano, ogni condizione che promuove l’individuo, è reso necessaria da una logica che non è razionale ma esclusivamente mentale: questa, denominata Inerzia Profonda rappresenta la spinta verso condizione di vita, per quanto sia essa incredibilmente distruttiva.

La logica mentale, nella sua particolarità è profondamente differente dalla Logica Razionale. La prima si affida a pochissimi elementi tramite i quali è possibile spiegare praticamente ogni circostanza umana, in cui ogni evasione dalla realtà (per quanto distruttiva) è compiuta dell’individuo allo scopo di evadere da un disastro ben maggiore: Solitudine Mentale. Per comprendere il senso di quanto detto è indispensabile capire cosa sia la Solitudine per la mente, ossia per la parte più profonda, e viscerale dell’individuo. Con questo termine si intenda la impossibilità di essere nel proprio insieme oggetto dell’attenzione del suo mondo affettivo.

La solitudine mentale è il terrore di chi soffre di tossicodipendenza

Quando la mente non percepisce interesse verso sé stessa, avverte un’assenza invincibile. Questa dimensione cronicizza ed il risultato è una fuga disperata, a costo di andare incontro a qualunque distruzione personale. Non si tratta di emozioni che vengono comprese mediante sistemi consueti come l’accudimento materiale o la ricchezza di mezzi, ma piuttosto come partecipazione alla propria emozione. L’uomo ha bisogno totale che gli altri lo percepiscano come necessario; se questo non avviene, egli fugge. Ovunque, pur di non fermarsi a guardare il proprio disastro.

Questo consiste nell’autentico terrore degli individui affetti da tossicodipendenza. Pur di allontanarsi da questa possibilità, per quanto disastrosa, l’assenza a cui porta ogni dipendenza, viene scelta come rimedio elettivo, addirittura prediletto. Ma sia chiaro che ogni spiegazione di una condotta non dotata di razionalità non può concernere nella logica da cui essa prende distanze.

Affrontare la tossicodipendenza con la psicoterapia e il PAT

La tossicodipendenza va affrontata soggettivamente da un punto di vista psicoterapeutico e clinico in senso generale. L’individuo che afferisce tossicodipendenza, a qualunque età tende a soccombere ad una unica logica ossia quella della solitudine mentale.
La mente non si spiega con la razionalità ordinaria, tantomeno con essa è spiegabile la sua malattia! Una possibilità per controbattere questa circostanza appare essere il Processo Anevrotico Terapeutico, il cui studio si protrae di anno in anno con buoni risultati.